Emanuele Confortin al King Rock – venerdì 13 dicembre

“Ci sarà pure un buco in cui nessuno ha ancora messo piede?!”.

Emanuele Confortin arriva in Kinnaur, nel cuore dell’Himalaya indiano, per la prima volta nel settembre 2003. È alla ricerca di un luogo remoto ed inesplorato dove condurre un’indagine etnografica per la sua tesi di laurea in Lingue e Civiltà Orientali. Pone il suo “campo base” a Kalpa, villaggio posto a 3000 metri di quota e qui inizia un’intensa ricerca sul campo destinata a diventare un’esperienza di vita che lo cambierà per sempre. Un’avventura appassionante attraverso le tradizioni e i misteri di un popolo ancora poco conosciuto, la cui antica cultura oggi è esposta alle ingerenze di una delle più vivaci economie del pianeta.

Inni sacri, trance, esorcismi e possessioni: tra suggestione e timore, tra divinità e demoni, tra ordine e caos, l’attrazione per il popolo Kinnauri, così affascinante, si è trasformata nel tempo, in un’indagine giornalistica. Partendo dalle sedute oracolari dei grokch, gli oracoli del Kinnaur, giungeremo ai cambiamenti sociali in atto nelle profonde valli himalayane nascoste sul confine indo-cinese, aggravati dal cosiddetto “global warming” e dalla complessa situazione geopolitica asiatica.

Emanuele torna più volte in Kinnaur, nel 2003, 2005, 2018 e 2019. Più di sette mesi in sedici anni di lavoro, durante i quali osserva da vicino gli aspetti salienti della civiltà Kinnauri, passando dal metodo della ricerca etnografica all’inchiesta giornalistica. Da qui nasce Kinnaur Himalaya, al confine tra ordine e caos, una testimonianza scritta e fotografica raccolta nel libro omonimo, che avvicina gradualmente il lettore al confine indocinese, nel fitto di un territorio d’alta quota, regno di spiriti, di fiumi e di grandi ghiacciai. Allo stesso modo, Kinnaur Himalaya è uno spaccato sull’Himalaya di oggi, del tutto lontano dalla cronaca alpinistica o dalla bagarre creata dai record. Lo scopo è conoscere uno degli ambienti più remoti, grandiosi e fragili del Pianeta, centrando il fuoco su chi in Himalaya vive da sempre.

“Ma perché scegliere un luogo così remoto e poco accessibile?”
La risposta ci riguarda tutti ed è più che mai urgente e necessaria. Conoscere una realtà “altra” consegna a chiunque se ne interessi una verità assoluta: non esistono culture migliori o peggiori, più o meno evolute, aperte ai cambiamenti o chiuse nelle loro tradizioni, ma esistono culture “diverse”, da conoscere e da scoprire. Tornare in Kinnaur dopo 15 anni e restare per un periodo molto lungo è stata, per Emanuele, la chiave di volta per comprendere a fondo la realtà dell’Himalaya e, insieme, quella del suo, del nostro tempo. Intaccare le nostre convinzioni, mettere in discussione il mondo in cui viviamo, accogliere il nuovo e l’inesplorato come un’occasione di conoscenza. È questo il senso profondo dell’esperienza di Emanuele che, al di là della valenza giornalistica ed etnografica, si rivela profondamente umana.

Dunque, partire dall’universale per giungere al particolare. Sarà forse questa la strada giusta per comprendere a fondo il tema dell’inclusione? Di sicuro, vi aspetta una serata densa di forti emozioni.

Vi aspettiamo venerdì 13 dicembre alle ore 20.00 al King Rock.

EMANUELE CONFORTIN – Bio
Giornalista e fotogiornalista indipendente. Tratta in prevalenza di aree di crisi, di migrazioni, di cambiamento climatico e di minoranze ai margini della società moderna. Predilige l’indagine diretta con lunghe permanenze sul campo, intrecciata all’analisi geopolitica dei contesti in cui opera.
Ha lavorato in Cina, Iran, Iraq, Turchia, Grecia, Territori Palestinesi, Balcani e Francia, ma il suo contesto ideale è in India, in Pakistan e nel resto dell’Asia Meridionale, area di cui si occupa dal 1998. Pubblica su diversi quotidiani e periodici, online e cartacei, in Italia e Svizzera. Interviene periodicamente in radio.
A partire dal 2008 si dedica con continuità all’indagine delle dinamiche migratorie, dall’Asia al Mediterraneo. Parte del lavoro svolto è pubblicata nel libro Dentro l’esodo, migranti sulla via europea (Antigaedizioni 2017. isbn. 978-88-99657-71-0). É autore dell’esposizione fotografica Dentro l’esodo e tiene periodiche conferenze sul tema delle emigrazioni.
Tra marzo 2017 e gennaio 2018 lavora in Iraq al progetto Back to Life in Iraq. Per settimane affianca l’artista siriaco Matti al-Kanun nel recupero di alcuni dipinti a tema cristiano abbandonati nella sua casa a Bartella, vicino a Mosul. Dopo il recupero delle opere, segue al-Kanun nella riparazione degli squarci inferti alle tele dai jihadisti dello Stato Islamico. Ne esce il documentario Back to Life in Iraq e un’esposizione itinerante che unisce gli scritti e le fotografie realizzati sul campo, alle opere “salvate” dall’artista.
Durante gli studi universitari in Lingue e Civiltà Orientali ha svolto attività di ricerca nell’Himalaya indiano, concentrandosi sulla figura dei grokch, gli oracoli del Kinnaur, distretto tribale situato a ridosso del delicato confine tra India e Cina. Tra settembre e novembre 2018 è tornato sul campo per condurre la fase finale dell’indagine. Ha vissuto per altri due mesi (sei in tutto) nei villaggi del Kinnaur e dello Spiti, posti tra i 3000 e i 4530 metri di altitudine. Il portato del lavoro è stato raccolto in un saggio intitolato “Kinnaur Himalaya, al confine tra ordine e caos” cui è seguita la pubblicazione di un documentario. È co-fondatore e direttore responsabile di Alpinismi.com, testata online rivolta al mondo della montagna a 360 gradi.

Condividi: