Oltre la disabilità, grazie all’arrampicata – “Scuole in Rete” al King Rock, lunedì 11 dicembre.

La pratica di uno sport, se vissuta in modo positivo e costruttivo, è un autentico lasciapassare per la realizzazione di sè, l’affermazione della propria autostima e l’attitudine a rispettare gli altri, sia in ambito sportivo che nella vita di tutti i giorni. Ogni sport, infatti, è depositario di una serie di leggi morali che disciplinano la vita di tutti i giorni, portando ogni sportivo – atleta e semplice appassionato – a vivere seguendo le regole del fair play, ad essere una persona migliore e un esempio da seguire.
In caso di disabilità, congenita o acquisita, lo sport acquista ancora più forza: riabilita, porta alla luce potenzialità inespresse, dona una seconda possibilità. Riscatta. L’atleta disabile si riscopre perfettamente in grado di praticare la disciplina che ha scelto: si allena, migliora, diventa autonomo, racconta la sua esperienza.

Lunedì 11 dicembre abbiamo aperto le porte a circa un centinaio di studenti di alcuni istituti secondari veronesi coinvolti nel progetto “Scuole in Rete per lo Sport”. Ospiti della rassegna, 3 climbers della Nazionale Italiana Paraclimb, i quali hanno raccontato le loro storie, il loro amore per l’arrampicata e la loro volontà di riuscire, dimostrando a tutti che la disabilità non costituisce affatto un impedimento alla possibilità  di raggiungere traguardi importanti. Simone Salvagnin, Lucia Capovilla e Lorenzo Major hanno parlato ai ragazzi di sport, di sacrifici, di rinunce, di difficoltà. Ma soprattutto di obiettivi e di sogni, di quanto questi siano determinanti per superare tutti gli ostacoli che si incontrano lungo il cammino. Storie personali di difficoltà, ma anche di riscatto e di vittorie, che li hanno visti protagonisti di esperienze positive e di successo.

Una mattinata diversa dal solito, ma ricca di emozioni, di scoperte, di nuovi punti di vista.
I ragazzi erano tutti alla loro prima esperienza di arrampicata. Hanno provato a percorrere tre itinerari diversi, simulando le tre disabilità: bendati, utilizzando una sola mano, utilizzando un solo piede. E’ stato bello vederli mettersi in gioco, fino in fondo.
Tutti si sono divertiti, appassionati, emozionati e si sono portati a casa un messaggio molto forte: non esistono muri invalicabili, se si è determinati a raggiungere i propri obiettivi.
Se siamo concentrati sui nostri progetti, il mondo che ci circonda si attiva per rendere il nostro cammino, per quanto difficile ed impegnativo, un’esperienza davvero incredibile da vivere fino in fondo. Fino al traguardo tanto desiderato.

Grazie, Lucia,  Simone e Lorenzo, per la vostra testimonianza ed il vostro esempio.
E in bocca al lupo per i vostri prossimi progetti sportivi!

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